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Ho pensato di convogliarle qui in un topic, what about? Intanto comincio =)

Gli Incubus prestano omaggio ai "Successi di Ieri" con 'Promises, Promises'

Il 12 Luglio gli Incubus pubblicheranno il loro largamente anticipato album, intitolato "If Not Now, When?". Il quinto album della band della California meridionale dalla carriera stracolma di dischi di platino, promette di consegnare quelle canzoni energetiche e sofistiche che ci aspettiamo da loro.

 

Il gruppo ha tracciato l'album ai Blackbird Studios di Nashville e agli Henson Studios di Los Angeles con il produttore Brendan O'Brien (Stone Temple Pilots, Bruce Springsteen) alla console. I precedenti album degli Incubus sono stati anche prodotti dal presto legendario O'Brien. Avrete probabilmente già ascoltato "Adolescents", il primo singolo estratto da "If Not Now, When?" ma adesso potrete anche assaporare un altro gusti dell'album nel favoloso brano 'Promises, Promises.'

 

Il vocalist degli Incubus, Brandon Boyd, ha parlato a Noisecreep dell'ispirazione dietro 'Promises, Promises.':

 

"Questo brano è il nostro omaggio alle canzoni pop di dom-ieri (yester-morrow). Facendo riferimento ai meritatamente obiqui artisti della generazione dei nostri genitori, stiamo provando a costruire a mano un orologio artigianale. Un pezzo che ticchetta senza il minimo sforzo sulla forza del suo buon design, la sua bellezza e la sua semplicità. In questo caso, una giovane ragazza, dopo diversi tentativi amorosi fallimentari, si è rassegnata sulla "strada dell'ultimo stremo delle forze".

 

Facendosi scudo contro il dolore dell'intimità impegnandosi solo in faccende e relazioni superficiali. Solo per incontrare qualcuno di cui PUO' fidarsi con ciò che di più prezioso possiede, il suo cuore. Ma riesce a malapena rendersi conto di come sia la realtà dopo tanto tempo di fuga da quest'ultima".

 

 

'If Not Now, When?' sarà pubblicato il 12 Luglio tramite la Epic Records.

 

Fonte: http://www.noisecreep.com/2011/05/31/incubus-promises-promises-song...

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Replies to This Discussion

pensavo di averlo linkato!

Lavoro per Paci Boyd Digei o per tutte le traduttrici  (fonte http://incubushq.com/profiles/blogs/incubus-on-tone-deaf )  Mike sat down with Tone Deaf in Australia for a short interview about If Not Now, When? and other things. The interview can be found on Tone Deaf's website, here
http://www.tonedeaf.com.au/features/interviews/103591/incubus-3.htm

Incubus su TONE DEAF

Sempre che abbiate terminato le scuole superiori, potrete probabilmente vedere le vostre amicizie di scuola atrofizzarsi lentamente mentre realizzate che i pranzi condivisi posti come fondamento dell'amicizia funzionano solo nel "mondo reale". Comunque, tre dei cinque membri degli Incubus hanno iniziato a suonare insieme al secondo anno di scuola superiore, e 20 anni dopo si sentono più uniti che mai.

Prima del tour Australiano di supporto per il loro settimo album, If Not Now, When?, Tone Deaf si è fermato a chiacchierare con il loro rinomato e originale chitarrista, Mike Einziger (aka quel ragazzo riccio che ha studiato ad Harvard).

E abbiamo capito che gli Incubus sono una band che sente di dover ancora raggiungere il proprio meglio.

 

Come si è tradotto If Not Now, When? nei vostri live?

Non registrato i pezzi live com'è stato per gli album precedenti, perciò il processo è stato un po' diverso per queste canzoni, immaginando e imparando come traslarle in un live. E' quasi come se avessimo voluto tornare indietro e riregistrarne qualcuna perchè ha preso un nuovo sostentamento dal vivo, e questo cambia un po' le cose.

 

E' stato particolarmente importante per te e la band portare sul palco qualcosa che non è presente negli album, oppure rimanere fedeli a quello che i fans hanno sempre ascoltato?

Penso che quando suoniamo dal vivo, cerchiamo di provare ad immaginare gli elementi più importanti nelle canzoni e collegarci a questi. Ma, contemporaneamente, quando suoniamo, le cose succedono e basta, cioè a volte alcuni pezzi assumono caratteristiche particolari quando le portiamo sul palco. Ovviamente il palco è uno scenario diverso, dunque succedono cose diverse rispetto allo studio di registrazione. Ma è divertente, è una sfida divertente prendere dei pezzi registrati e provare ad immaginare come funzionerà in uno scenario dal vivo.

 

La scelta dei pezzi che suonate è guidata più dal pubblico o da ciò che volete suonare voi?

Entrambe le cose, decisamente. Voglio dire, vogliamo divertirci e vogliamo che la cosa sia interessante ed entusiasmante per noi ma allo stesso tempo siamo anche consapevoli del fatto che ci sono persone che ci sostengono e comprano i biglietti dei nostri concerti e che ci sono canzoni che desiderano davvero ascoltare...ci teniamo in stretto contatto col nostro pubblico, attraverso sbocchi di vari social network. Comunichiamo direttamente con i nostri fans e ci dicono cosa piace loro o meno...siamo molto attenti. Se qualcosa è decisamente fuori luogo, lo sappiamo. 

 

Per quanto tempo gli Incubus sono stati del tutto inattivi da quando avete pubblicato Light Grenades?

Mai più di sei o otto mesi. Sembra tanto perchè sono trascorsi sei anni dalla pubblicazione di un album all'altro, ma nel frattempo siamo stati in tour e abbiamo anche pubblicato un "Greatest Hits" e anche fatto un tour di supporto. Avevamo sempre qualcosa in porto o in fase di pianificazione.

 

In termini di Greatest Hits, vi sentite mai vecchi nell'industria musicale?

Assolutamente, intendo siamo insieme da 20 anni e abbiamo appena pubblicato il nostro settimo album, perciò un Greatest Hits è gistificato. Un sacco di gruppi pubblicano un Greatest Hits e probabilmente ci sarà qualche canzone che girerà in radio e che risulteranno famigliari alla gente, e il resto sarà la parte preferita dell'album dalla band. Ma penso che all'epoca in cui abbiamo pubblicato il nostro avessimo 15 singoli top 10 consecutivi nelle radio statunitensi.

Pubblicare quell'album era un obbligo contrattuale, ma quando abbiamo iniziato a pensarci, a parlarne, ci è sembrato un passo valido e importante per band che esistono da un po' di tempo per fare una specie di raccolta dei pezzi che hanno, bene o male, rendendoli un successo commerciale. Inizialmente ci è sembrato falso e stupido, ma dopo un esame più attento, ci è sembrato qualcosa di forte da raggiungere ad un certo punto della nostra carriera, quasi folle.

 

Se dovessi dare a qualcuno dei consigli su addentrarsi nella vostra musica, sarebbe qualcosa che diresti tu in particolare o c'è un album su cui ti concentresresti in particolare?

Direi che il nostro Greatest Hits è prbabilmente una buona rappresentazione di quello che è la nostra band, decisamente. Non è un quadro completo, ma abbiamo sette album, perciò consiglierei di ascoltare il nostro Greatest Hits come un sunto della nostra musica più ascoltata. 

 

If Not Now, When? è stato descritto come forse il vostro album più raffinato e coeso, è questa la sensazione che avete avuto quando lo componevate?

 E' difficile per mea anche solo avere un'opinione a riguardo perchè vivo all'interno di quella musica, e non sono per niente obiettivo. Non sono la persona adatta a rispondere a questa domanda, ma la gente sembra mancare di opinioni in proposito!Intendo dire che l'album punta sul nostro pubblico.

 

Trovi che la vostra discografia sia  una cronaca tanto della vita dei membri della band quanto della vostra carriera?

Sono come album fotografici, ogni album rappresenta ciò e chi eravamo in quel preciso periodo di tempo in cui è stato composto, perciò, sì assolutamente.

 

Daresti qualche consiglio al te giovane per cambiare la tua carriera o la traiettoria su cui ti sei diretto?

Onestamente non cambierei niente, Amiamo quello che facciamo, quello che sentiamo, tutti noi della band, ci sentiamo semplicemente fortunati e grati e siamo felici, davvero felici di quello che siamo. Senza dubbio.

 

Fonte: http://www.tonedeaf.com.au/features/interviews/103591/incubus-3.htm

Mike su THE MUSIC PRESS

Ciao sono Mike degli Incubus e sto per essere intervistato da Music Press.

If Not Now, When? È una sorta di punto di partenza dal vostro album precedente. Cos’avete fatto di diverso questa volta?

Per questo nuovo album, If Not, When? abbiamo creato più intrecci  in studio, il che è stato diverso dai nostri precedenti album.  La maggior parte delle volte buttavamo giù tutto il materiale e lo registravamo, senza lasciare niente in sospeso.

Questa volta abbiamo composto la struttura dei pezzi in libertà e poi abbiamo dato loro più o meno forma in studio, perciò effettivamente abbiamo adottato un sistema diverso rispetto a prima. Comunque no, non abbiamo davvero deciso che musica volessimo per questo album...ci è venuto naturale.

Penso proprio che la cosa divertente e stimolante sia che non sappiamo mai realmente quello che verrà fuori, anche se bisogna comunque avere una visione globale. Ma penso che il nostro obiettivo sia di non ripeterci mai, di fare sempre qualcosa di diverso, di uscire dal nostro campo visivo.

Quali album di altri artisti ti hanno ispirato come musicista?

Beh, in realtà sono molti gli album per me significativi e d’ispirazione. Tendo ad associarli a particolari periodi della mia vita, da quando ero un ragazzino, anche ora , ascolto molto un solo album. Quando stavamo scrivendo e registrando l’album Make Yourself, l’unica cosa che ascoltavo era un album chiamato “The Miseducation” di Lauryn Hill, ed è sorprendente che ad ogni modo il nostro album non ci assomigli per niente. Perciò quell’album è stato di grande ispirazione per Make Yourself, nonostante non ci siano dei parallelismi evidenti, ma questo è il bello della musica.

Ogni membro della band incanala la propria creatività verso varie direzioni. Questo come influenza la band nel modo di fare musica?

Credo che quando ognuno di noi segue il proprio percorso, sia di grande giovamento per il benessere personale, e la consapevolezza di se stessi è indispensabile. Questo rafforza l’insieme, in più man mano che cresciamo e maturiamo, ognuno definisce sempre più la propria personalità, di conseguenza ciscuno sviluppa sempre maggiormente la propria opinione, e questo è stimolante e credo rafforzi il nostro legame e la nostra carriera.

Abbiamo composto sette album insieme, e nel frattempo ognuno ha avuto il tempo di costruire qualcosa di suo, e quando sarà il momento per l’ottavo album, la sfida sarà sempre più grande, qualcosa di nuovo ed entusiasmante.

Credo che più ognuno di noi costruirà del proprio, maggiori saranno le possibilità di creare qualcosa di nuovo insieme. Ripetere sempre le stesse cose diventerebbe qualcosa di sterile.

Come band che si reinventa di continuo, dove ci dovremmo aspettare di vedervi in futuro?

Quando abbiamo scritto e registrato If Not Now, When? Avevamo una sensazione di fuga dalla scrittura di canzoni rock aggressive, o pelomeno per me come chitarrista c’era il bisogno di distanziarmi da questo, nonostante fosse divertente e gratificante. Infatti penso che ci ritorneremo in qualche modo…

C’è come un punto interrogativo, qualcosa in parte in corso e in parte in sospeso che è davvero entusiasmante. Non abbiamo mai pianificato niente, e nemmeno abbiamo cercato di farlo.

Quando torneremo  comporre un album  insieme, sarà diverso da If Not Now, When?.

Prima di pubblicare If Not Now, When? Gli Incubus si sono presi una lunga pausa. Qual è stato il fattore che ha contribuito maggiormente a prendere questa decisione?

Credo che il fattore che abbia contribuito di più, dopo tutto quel tempo passato insieme, è stato proprio il tempo. Era il momento.  Ho 35 anni ora, e la nostra band esiste da quando ne avevo 15, come quasi tutti i membri della band, o almeno io, Brandon e José, rispettivamente il nostro cantante e il nostro batterista, siamo cresciuti insieme, andati a scuola insieme. Quindi penso che più saremmo rimasti insieme, più difficile sarebbe stato riuscire a creare qualcosa di diverso, sentire che qualcosa di nuovo sta accadendo.

Credo che ognuno di noi ha sentito la necessità di vivere la propria vita al di fuori della bolla della band in tour.

Hai sofferto della sindrome del tunnel carpale. Potresti dirci in che modo ti ha colpito?

Durante il tour stavo avendo molti problemi con il mio polso sinistro. In realtà penso  di essere stato colpito dalla sindrome del tunnel carpale in un modo preciso: quando abbiamo iniziato a suonare nei concerti, non avevamo dello staff che ci aiutasse a trasportare la strumentazione, perciò ho usato corde molto grandi per la mia chitarra, sempre di più, in modo che non si rompessero, perché altrimenti  non avrei avuto una chitarra di riserva all’epoca…di conseguenza avrebbe dovuto fermarsi tutta la band per aspettare che io cambiassi la corda. Perciò suonare la chitarra con queste corde molto spesse era più difficoltoso. Mi sono abituato così tanto che quando provavo la chitarra di qualcun altro, una chitarra normale con corde normali, mi sembrava un giocattolo. Con il tempo la tecnologia mi è venuta incontro, ma ormai mi ero abituato a suonare con quel tipo di corde, a spese del mio polso.

Così, dopo 12-13 anni suonano circa 6 concerti alla settimana, ognuno di 2 ore, sono arrivato a non riuscire più a raggiungere il manico della chitarra, e sono giunto al punto di dover scendere dal palco. L’infiammazione del nervo era grave ed è stato uno stress per il mio corpo, perciò ho avuto bisogno di un intervento chirurgico, perché la natura del mio corpo lo richiedeva, dato che nel mio suonare la chitarra così non c’era nulla di naturale.

Quando sono tornato a suonare ho notato una differenza sostanziale e la stupenda sensazione di poterlo fare senza avvertire il gran dolore che sentivo prima. Da quel momento è stata come una sfida con la mia mano che risultava davvero tesa. Ma col tempo mi sembra di aver recuperato e ho anche una gran bella cicatrice come una lampo, o un tatuaggio che tutti vorrebbero. Ovviamente non sono tornato completamente alla normalità, ma penso di aver raggiunto un buon 85%, ma è sempre meglio di non suonare più. La via per la guarigione è stata lunga, tanto che in certi momenti pensavo di non poter più suonare.

Quale canzone è per te la più difficile da suonare dal vivo?

La canzone più difficile…beh, da quando sono tornato a suonare, quelle che mi risultano più difficili sono quelle in cui c’è l’impiego delle “Powerchords”, anche se non ce ne sono molte così, soprattutto nelle nostre canzoni più recenti, ma ce n’è qualcuna di quelle più vecchie in cui ne faccio uso.

Credo che quella che mi dia più filo da torcere a questo livello sia A Crow Left of The Murder, ma non penso che le nostre canzoni siano propriamente difficili…in realtà c’è un pezzo, Echo, dove c’è un assolo e una parte armonica, in più devi stare seduto e fare leva. E’ più difficile suonare da seduti rispetto a farlo saltando e premendo i pedali, perciò mi è difficile suonarla live, come anche Priceless e forse anche un po’ Sick, Sad, Little World. Anche improvvisare è difficile perché mi prefiggo un percorso da seguire, ma tante volte non lo seguo, però il bello dell’improvvisazione è proprio l’inaspettato! Può andare in maniera favolosa, o fare schifo. Si tratta solo di assumersene la responsabilità, di dire “Fuck it!” e fregarsene. Se suoni male, la gente ti capirà.

 

Fonte http://www.themusicpress.org/artists/incubus (1° player)

Incubus su FASTERLOUDER

pubblicata da Paci Boyd Digei il giorno domenica 27 novembre 2011 alle ore 22.59

Mercoledì 23 Novembre 2011

Pochi gruppi musicali sono perdurati con la longevità o la coerenza di cui gli Incubus hanno goduto, cambiando ripetutamente genere e sorprendendo gli ascoltatori.

Formatisi nel 1991 e producendo sei validi album funk, electro, jazz e rock, la band ha da poco pubblicato il nuovo e audace album If Not Now, When?, e sono diretti in Australia per una serie di grandi concerti. Il frontman, cantante e artista completo lunatico Brandon Boyd a parlato a Fasterlouder dell'imminente tour in Australia e del perchè la loro produzione di sperma abbia influenzato il loro girare.

Per quel paio di lettori che non conoscono gli Incubus, come quale genere vi descriveresti, o diresti che non siete classificabili?

Nel mio maggiore momento rock and roll avrei detto che eravamo inclassificabili, ma se mi venisse chiesto da terzi che non saprebbero nemmeno che sono in una band, e mi chiederebbero di che tipo di band faccio parte, la mia reazione naturale sarebbe di rispondere che siamo una band rock and roll.

Ottimo lavoro il nuovo album, com'è funzionato il processo di composizione e registrazione?

Grazie, credo sia il nostro settimo album, se si considera il nostro primo lavoro, Fungus Amongus, nei primi anni Novanta, e come band abbiamo coperto un bel po' di terreno come si fa nel rock and roll.

Durante la nostra carriera, abbiamo avuto delle tendenze verso le ballate, come i nostri brani attuali che sono potenzialmente più durature di quello che sta succedendo al momento. Credo che in precedenza ci siamo solo leggermente immersi nel genere, e quando siamo tornati insieme a scrivere questo album, e soprattutto tra me e Michael, abbiamo condiviso delle idee musicali e tutto ciò a cui rispondevo e sui cui lui mi ha dato risposte, ha continuato ha tornare a quest'idea di creare un intero album su quest'atmosfera. Era più cupo, lento, suggestivo in quella direzione. Una delle cose più strane dell'essere fortunato ad avere così tanto successo nel rock and roll moderno è questo spettro della pressione di continuare a comporre un tipo di musica in particolare, a cui la gente ha dato un riscontro. E' un problema bellissimo da avere, e crea questo minaccioso spettro di essere un determinato tipo di band. Quello che abbiamo fatto in quest'album è ignorare completamento ciò che avevamo fatto in precedenza, e creare esattamente l'album che sentivamo la necessità, voglia di fare, il tipo di album che era dentro di noi. Con questo non intendo dire che in futuro non scriveremo un altro album e che sarà un insieme di brani "Triple tempo" (gergo del poker, ndt). E' solo che sento che sappiamo come fare un sacco di cose in questo band, siamo un gruppo di ragazzi ossessionati dalla musica, con le abilità musicistiche, musicalità, liricismo, narrazione...e tornando alla domanda di partenza, recludere tutto questo in una categoria è quasi impossibile.

 

 

Una delle recensioni che ho letto descriveva l'album come fatto per "mamme di calciatori", credi che sia una valutazione ingiusta o ti aspettavi una reazione del genere da parte di alcuni ambienti?

In realtà non leggo le recensioni dei nostri album, le incrocio a volte tramite varie risorse, stralci di riviste e roba del genere. L'ho sentito descrivere come "Rock da papà", e mi piace quel termine. E' spaventosamente intelligente. 

Musica per "mamme di calciatori", mmmh...Ovviamente non abbiamo composto un album le mamme dei calciatori, non conosco nessuna mamma di un calciatore, e non saprei cosa piace loro ascoltare. 

E' il genere di descrizione che darebbe una persona che spererebbe ancora che scrivessimo un altroS.C.I.E.N.C.E., il che non succederà. Amiamo S.C.I.E.N.C.E., onoriamo S.C.I.E.N.C.E., suoniamo le canzoni di S.C.I.E.N.C.E., ma non esiste più, perchè ogni volta componiamo album diversi. Ma l'aspetto positivo del ricevere reazioni e recensioni variegate significa: primo che hai attirato l'attenzione della gente, che è adorabile dopo tutti questi anni. E secondo, è positivo quando l'arte divide e polarizza la gente, purchè le opinioni siano interessate. Se alle madri che accompagnano i propri figli a calcetto piace la nostra musica, tanto di cappello.

E' stato facile per la band tornare insieme dopo una separazione durata un periodo di tempo così lungo, ed eravate tutti d'accordo sulla direzione dell'album?

Non è stato per niente facile. Tutte le complessità inerenti a qualsiasi dinamica famigliare valgono anche per una band, e noi non siamo un'eccezione. Stare separati realmente per un paio d'anni, lo iato è durato qualcosa in più di due anni, quanto basta per perdere la connessione che si deve assolutamente avere con un gruppo di persone. Per noi non è stato molto diverso dal far ripartire una vecchia macchina, costruita bene e che un tempo andava una meraviglia. Così, quando ci siamo rimessi in moto, c'erano degli sbuffi e dei colpi di tosse, ma ci stavamo muovendo.

Una volta deciso il tipo di album da comporre, abbiamo scritto un certo numero di canzoni, alcune compiute e alcune incompiute, che hanno un tempo più accelerato e rock e potrebbero essere identificabili come "canzoni inequivocabilmente Incubus". Ma quando è venuto fuori in questo modo, ho proprio la sensazione che la raccolta di canzoni che potete ascoltare nell'album è la migliore del mucchio, perciò quando eravamo a circa tre quarti del processo, ci siamo resi conto che questo era il tipo di album che volevamo, e poi chi siamo noi per dire altrimenti? Se qualcosa riaffiora e si rivela così chiaramente, sentivamo che sarebbe stato un errore cercare di stravolgerlo.

Nella biografia degli Incubus che ha scritto di recente, hai detto che la società è nel bel mezzo di un "cambiamento massiccio". Puoi spiegarti meglio a riguardo?

Beh, è una sorta di visione globale. L'elemento più evidente è la nostra comunicazione globale. Internet, i nostri dispositivi intellettuali, hanno davvero dato forma alla nostra cultura mondiale. E questo succederà finchè esisteremo (come specie, ndt); una volta c'era l'aratro, poi una mappa, poi un orologio. I computer hanno realmente alterato il corso dello sviluppo umano e della consapevolezza stessa, più di quanto noi diamo credito oggi, perchè stiamo ancora imparando. Penso che tutto ciò stia avvenendo ad una velocità pazzesca, sembra quasi frustarci. 

Faccio del mio meglio per rimanere attento e partecipe a questo processo, e mi sento decisamente onorato e fortunato di rivestire il ruolo di artista in quest'epoca ed essere anche marginalmente testimone di quello che sta accadendo nella nostra cultura e nella velocità con cui il nostro modo di interagirere stia cambiando. E' a questo che più o meno alludevo. Se guardi un notiziario in questo momento e vedi quello che sta succedendo, in Medio Oriente, in Europe e negli Stati Uniti. E' notevole e credo che fra 50 anni riguarderemo questo periodo storico e lo studieremo come un evento chiave.

 

 

 

Cosa succederà quando arriverete in Australia? Ci possiamo aspettare un mix tra vecchio e nuovo?

Suoneremo decisamente un po' di tutto. Siamo in un punto davvero divertente ed entusiasmante della nostra carriera, siamo una band da 20 anni e quest'anno stiamo festeggiando suonando dei concerti che includono un po' di tutto. Ovviamente stiamo suonando alcuni dei nuovi pezzi, che stanno avendo davvero successo negli USA e nelle date Europee che abbiamo toccato finora. Ma stiamo rispolverando anche dei vecchi numeri. C'è stata roba sa S.C.I.E.N.C.E.Make Yourself, e tracce che sono B-sides che raramente suoniamo. E' semplicemente questione di divertimento, sempre di più. E' selvaggio. Siamo molto eccitati adesso.

 

Essere in tour è cambiato da quando avete iniziato?

Siamo decisamente più rilassati. Non sul palco, ma mentre siamo in viaggio c'è meno senso di panico, del tipo "AH! Ho bisogno di dormire abbastanza!" o "Ah! Devo prendere l'aereo in tempo!" E' qualcosa che si raggiunge a metà trenta, probabilmente perchè non produciamo più tanto sperma, perciò siamo più rilassati. Sai com'è, le pazzie dei vent'anni...[ride]

Sì, abbastanza.

Esattamente, perciò ora siamo più rilassati. L'energia è migliore, l'energia è più costante. Le folle sono migliori che mai. E' sicuramente un momento adorabile della nostra carriera.

E c'è altro all'orizzonte, in termini di registrazione di musica, o stai scrivendo o occupandoti di cose artistiche?

Sì, attualmente sto lavorando al mio terzo libro, e spero di pubblicarlo per la fine del 2012, se va tutto secondo i piani.

Se il mondo esisterà ancora, immagino.

[Ride]Sì, esattamente. Pubblicherò il mio terzo libero prima della fine del mondo. Magari una guida per sopravvissuti, che sarebbe un bestseller immagino.

La tua band si cimenta in lavori sperimentali, brani più lunghi come The Odyssey e In the Company of Wolves, è solo un accenno in singoli brani, ma hai pensato di portare la band in quella direzione per un album?

Credo sia qualcosa su cui abbiamo rimuginato negli anni, quest'idea di "album concettuale" tra virgolette e ci sono proprio alcune idee nobili che aleggiano in questa band, per molto tempo, ma è una di quelle situazioni in cui probabilmente sentiamo collettivamente che sia una posizione che dovremmo quasi guadagnarci.

Siamo una band da vent'anni, abbiamo pubblicato sette album, e ora che abbiamo ottenuto l'attenzione delle persone non vogliamo abusarne facendo odissee jazz. Dev'essere veramente bello, come i mitra, qualcosa che devasta la Terra e cambierà il paesaggio. Perciò, se lo facciamo, sarà veramente fantastico, qualcosa che cambia la vita. Non l'abbiamo ancora fatto, ma c'è sempre una stanza che ci permetterà di crescere in quella direzione.

In un'intervista di qualche anno fa hai detto di non aver mai imparato a leggere la musica, hai appreso quest'informazione?

Non riesco ancora a leggere la musica. Scrivo musica ed emetto musica, ma è divertente, nella vita faccio il cantautore e non leggo la musica, ma non è così raro a dirti la verità. E' una delle cose che Michael sta imparando, ed è molto migliorato rispetto ad un paio d'anni fa, Kenny (Ben, ndt) la legge abbastanza bene, e Chris Kilmore anche, perciò penso che ci abbia aiutato ad espandere i nostri orizzonti. Fino alla fine mi piacerebbe anche imparare a leggere la musica, ma penso che prima imparerei a parlare il francese.

 

 

 

La pubblicazione di un ‘greatest hits’ presume alcune connotazioni, senti che in te ci sono molti altri album?album comes with certain connotations, do you feel like you have many albums left in you? E in che direzione pensi si estenderà il futuro della band?

Sai, non ne ho la più pallida idea. Questa è stata una parte spaventosa dell'essere una band da così tanto, ma ci sono anche parti entusiasmanti, abbiamo portato a termine molto più di quando ci saremmo mai aspettati, e il greatest hits è stato umiliante in quanto ci ha ricordato inequivocabilmente tutti i posti in cui siamo stati, ed è stato un fermalibro, in parole povere.

Spero dal profondo del mio cuore che ci siano più album al suo interno, mi azzarderei a dire che probabilmente è così, ma spero anche saremo in grado di vedere quando questa band avrà fatto il suo corso e non farla diventare qualcosa che ha imbastardito il potenziale lascito che abbiamo creato per tutto questo tempo. Ma so anche che sarà difficile essere in grado di vederlo e metterlo consapevolmente "a letto" al momento giusto. E non farlo stare sveglio fino a tardi. Detto ciò, credo sinceramente che in noi c'è ancora della musica pazzesca. Sono eccitato per il futuro di questa band.

 

 

Date del tour degli Incubus:

Venerdì 3 Febbraio – Hordern Pavilion, Sydney

Lunedì 6 Febbraio – AEC Theatre, Adelaide

Mercoledì 8 Febbraio – Festival Hall, Melbourne

Venerdì 10 Febbraio – Convention Centre, Brisbane

 

Fonte:http://www.fasterlouder.com.au/features/30830/Incubus

 

Finalmente un'intervista non da tradurre perchè già con i sottotitoli in italiano, eccovi l'esclusiva per GQ.COM ITALIA.

Intervista fatta il 15 novembre a Milano!

 

http://www.gqitalia.it/show/musica/2011/11/incubus-if-not-now-when-...

 

Incubus, if not now when? L'intervista esclusiva a Brandon Boyd

29 nov 2011 — Serena Roberti

Complice l'unica data italiana della band al Forum di Milano, ci siamo intrufolati nel backstage per fare quattro chiacchiere con Brandon Boyd, l'amatissimo frontman del gruppo. Che ci ha parlato di giri in vespa a Roma, di vecchie t-shirt, di capelli che diventano bianchi…E ci ha deliziato con  una canzone 'assolutamente inedita', vedere per credere!

 

"Io faccio parte di una band che si chiama Incubus. La nostra storia non è diversa dalle altre, abbiamo tutti circa la stessa età, e il gruppo si è formato nel 1991. Ci sono picchi e avvallamenti, momenti difficili, trionfi, alti più alti che mai e bassi più bassi che mai… Ancora un po' storditi dopo la nostra nottata in città, abbiamo deciso che era tempo di scrivere un altro disco. Erano passati cinque anni dall'uscita di "Light Grenades", e tutti ci sentivamo addosso un certo prurito che ci ha spinto a dare la caccia al drago ancora una volta".

Il nostro appuntamento con Brandon Boyd, frontman degli Incubus e autore di questa "lettera aperta", è il 15 novembre, alle tre del pomeriggio, nel backstage del Mediolanum Forum di Milano. Il concerto non inizierà prima delle 21, ma lì fuori ad aspettare ci sono già un sacco di ragazzi in coda accovacciati alla meglio sotto le coperte per ripararsi dal freddo.

Brandon ci accoglie con un sorriso aperto. E' più alto e più magro di quanto ci si possa aspettare. E' cortese, paziente, e parla tantissimo! Non è il solito artista che ti chiede il nome per educazione, per poi dimenticarselo dopo un secondo (legittimo, eh!). Brandon ce lo chiede due volte, anche alla fine dell'intervista, perché non è sicuro della pronuncia. Sembra così umano che ti viene voglia di essere suo amico. Anche perché, ci ha detto, gli piacerebbe ritornare in Italia come turista e gironzolare un po'. E chi non vorrebbe fargli da Cicerone? Ha un contatto Twitter, se fossi in voi, un tentativo lo farei.

Di che cosa abbiamo parlato? Dei live, delle difficoltà di essere in tour, ripagate dallo stato di grazia che ti prende quando stai su un palcoscenico a fare quello che ami di più nella vita, del nuovo album "If not now, when?", che curiosamente ha lo stesso nome del movimento femminile italiano 'Se non ora quando' (l'affinità gli è piaciuta), dell'America oggi, delle meravigliose t-shirt che indossa, della prima canzone che ricorda da bambino... Tenetevi pronti, perché gliel'abbiamo fatta cantare.

Vi lasciamo con le parole di Brandon, rivolte direttamente a voi, il suo pubblico: "Questa è una conversazione iniziata nei primi anni Novanta e si è protratta fino a oggi. È una passeggiata su un sentiero tortuoso, lungo molti paesaggi e diversi tipi di terreno. Certo, le nostre ossa fanno male, i nostri cani abbaiano, le suole delle nostre scarpe sono piene di buchi, e a torso nudo non siamo più belli come prima. Ma ciò non significa che non continueremo a camminare! E a conversare lungo il viaggio".

 

part 1

 

part 2

 

Ciao, sono Dj Kilmore degli Incubus e state guardando ALL RAGE TV!

Mi sento bene. Sono felice di essere a Parigi, adoro Parigi.

Credo che il titolo dell'album descrive un momento nella vita in cui si arriva ad un bivio e bisogna prendere delle decisioni. Pere esempio, io preso una decisione importante quando vivevo a Los Angeles e nella mia vita non succedeva niente. Stavo per partire per la costa orientale, da dove vengo, e sono stato chiamato dalla band. Questo è stato uno di quei momenti in cui prendere una decisione cruciale, in cui ti dici "Se non ora, quando?".

Penso che la ragione per cui abbiamo creato un album come questo sia perchè nelle nostre vite individuali stavano accadendo tante cose, ed è decisamente l'unico tipo di album che avremmo potuto creare in quel momento. E' l'ultimo album sotto contratto con la nostra casa discografica.

Mike è tornato a studiare, Brandon e Ben stavano lavorando a dei loro progetti, e non ci vedevamo per niente. Personalmente mi tengo in contatto con gli altri membri della band, anche solo per un saluto.

Sapevo a che punto della propria vita si trovassero gli altri, e riunirsi per comporre un album non è stato affatto facile, perciò penso che l'album rifletta il nostro stato d'animo di allora.

Semplicemente ci diverte e ci piace suonare insieme, soprattutto dal vivo, ci da una soddisfazione incredibile.

Queste ultime sono delle canzoni fantastiche, non sono come tutte le altre degli Incubus.

Siamo giunti al nostro settimo album, sono tutti diversi tra di loro, e anche il prossimo avrà un carattere proprio.

Abbiamo preso una direzione diversa rispetto all'album "S.C.I.E.N.C.E."; credo che "Morning View" sia più raffinato, penso che ci siamo concentrati di più a comporre dei pezzi, dei pezzi molto buoni. Poi è arrivato "A Crow Left of the Murder": abbiamo perso Alex e abbiamo trovato Ben, dunque la dinamica del gruppo è totalmente cambiata. Quest'album è stato più folle e divertente, e ci siamo anche sentiti un po' più liberi. In "Light Grenades" il suono della chitarra è diventato più forte.

Penso che in ogni album abbiamo variato, e penso che se non l'avessimo fatto, oggi non saremmo qui.

Abbiamo una gerarchia, come in un'azienda, con un dirigente, degli impiegati, ecc...già il fatto che stiate parlando con me è un evento raro [ride]. Solitamente sono Brandon e Mike a rispondere alle interviste, io e il resto della band siamo un po' secondari. E' una specie di gerarchia.

Brandon è il cantante, l'immagine del gruppo, un ottimo cantante che tutti vogliono sentire cantare.

Prendiamo le decisioni in gruppo, del tipo in momenti in cui uno dice "Io non suonerei così", e l'altro "Sei sicuro? Che c'è che non va?", ma ci rispettiamo reciprocamente.

Ci sono cose che mi piace suonare e altre che non amo particolarmente, intendo che gli altri sono tutti allo stesso livello, abbiamo tutti dei caratteri forti. Sicuramente a volte è difficile raggiungere dei compromessi, ma essendo amici tante volte è più semplice di quanto sembri.

Il gruppo che mi ha influenzato più di tutti è quello dei Public Enemy, che mi hanno accompagnato durante tutta la mia adolescenza. Ma quand'ero piccolo ascoltavo la musica che ascoltava mio padre, tipo Pink Floyd, Moody Blues, Led Zeppelin, John Denver...mi ricordo che era un vero fan di John Denver, un cantautore di musica country. Mio padre aveva dei gusti musicali davvero vari, ascoltava anche i Chicago, non so se li conosci, ma sono un gruppo molto divertente.

Ascoltava Ray Charles, Stevie Wonder.

Mio padre amava molto la musica, non mancava mai, a casa, in auto. Ascoltavamo molta musica della Motown Records, e anche rock classico.

Facciamo molte cover, non moltissime, ma ne suoniamo almeno una per scaletta, anche in maniera aleatoria. Negli anni abbiamo suonato tante cover diverse e una delle migliori è "Let's Go Crazy", perciò abbiamo deciso di registrarla...anzi, credo sia stata una decisione di Mike in particolare.

Amavo suonare "Stand by Me", l'adoro davvero tanto e sarebbe bello registrarla.

Registriamo ogni singolo concerto, dall'inizio alla fine, tramite telecamere tutte intorno a noi . Abbiamo un ragazzo di nome Francisco, un ragazzo cileno che ha fondato il sito del fanclub cileno, ha viaggiato in tour con noi, ha girato dei video e si è occupato di tutto l'aspetto multimediale.

Abbiamo così tanto materiale che se ci non facessimo un dvd o un live, sarebbe davvero stupido, e quindi penso che faremo qualcosa del genere.

Posso parlarti di un concerto a Parigi, non è uno dei miei migliori ricordi ma è comunque bello: più o meno nel 1998 o nel 1999 abbiamo suonato in un piccolo club sotterraneo. Non ricordo come si chiamasse, ma faceva così caldo che il pioveva acqua dal soffitto, la folla era fuori di sè, tutti si erano tolti le magliette e i nostri strumenti cominciavano a soffrirne. L'e uniche cosa funzionanti erano il mio giradischi, il jumbee di Brandon e la batteria di José, e abbiamo finito per suonare solo con la voce di Brandon e le percussioni! E' stato un momento davvero forte!

So che non veniamo spesso a Parigi, ma apprezzeremo la vostra presenza al nostro concerto, e vi ringraziamo ancora.

 



Valentina Defassi (Italia adm) said:

Sembra così umano che ti viene voglia di essere suo amico.

Non c'è modo migliore per descriverlo.

ARTE - L'ESPERTO: BRANDON BOYD

 

"Il grunge non era fatto per divertirsi, ma era per noi..."

 

Abbiamo sempre conosciuto e amato Brandon Boyd come il frontman degli Incubus. E mentre la maggior parte dei musicisti si accontenterebbe in una rock band dai molteplici dischi di platino, ci risulta che quest'abitante della California è impegnato nel perseguimento di altri progetti per strada e al di fuori. E' un artista visivo, che opera correttamente con mostre locali, collaborazioni con marchi, e pubblicazioni di libri. Abbiamo parlato col pittore/ musicista dopo il tour degli Incubus sul suo talento poliedrico, sulla scena grunge, e su cosa voglia che sia il suo prossimo "slash" (indizio: riguarda l'abbigliamento)....

 

Ehi, Brandon...da che parte del mondo ci chiami? Sono appena tornato a casa dal tour in Europa.

 

Com'è stato? A dir la verità è stato duro; essere in tour è un misto di un sacco di cose. E' divertente e avventuroso, ma è anche caotico e non ci si riposa mai. Questo viaggio e questo periodo dell'anno sono stati abbastanza duri perchè non c'era sole [ride].

 

Al di là degli Incubus, sei anche molto coinvolto nell'arte visiva...come hai iniziato?  E' stato il mio primo hobby ancor prima della musica. Ero deciso nel far crescere un'unica attività, e da ragazzino pensavo "Voglio essere un artista!". Ero consapevole di amare il disegno e la pittura, e per me non c'era altro. Quand'ero adolescente ero ossessionato dalla musica ed è stato un periodo proficuo - durante i primi Anni '90-. Ero testimone di tutto il divertimento che costituiva il grunge. Il grunge non era fatto per essere divertente, ma era per noi. Voleva essere cupo e minaccioso [ride].

 

Sei in grado di fare musica e dipingere contemporaneamente?

Riesco a svolgere più attività insieme, il che è una cosa positiva. In età adulta ho imparato a facilitare l'impulso di creare qualcosa, che sia creare una canzone o dipingere un quadro. Ma è difficile prevedere quando quella creatività colpirà.

 

Come ti prepari? Porto sempre con me un piccolo set di attrezzature ovunque vada -un libro per gli schizzi, penne, acquerelli-. In tour sono concentrato soprattutto sulla musica, ma disegno anche degli schizzi, in modo di avere un sacco di schizzi alla fine del tour che poi diventeranno disegni o dipinti più grandi. La maggior parte degli schizzi nei miei libri provengono dal tour, effettivamente.

 

Hai collaborato con l'Hurley tempo fa...hai altri progetti di moda per il futuro? Mi piacerebbe fare qualcosa più di moda. E' stato una questione di tempo e non sono ancora riuscito a realizzare bene. E' la prima volta che ho dato voce ad un interesse in termini di moda. La mia ragazza ha un negozio di abbigliamento vintage a Santa Monica, e mi mostra come la creatività rientri anche nel vestiario. Due persone possono indossare lo stesso capo in maniera totalmente differente.

 

Di quali artisti emergenti sei entusiasta? Troppi da nominare! E' un periodo davvero frenetico per l'arte -in parte dovuto al fatto che ognuno di noi può prendere visione alle opere altrui e trarne ispirazione-. E' un tantino scoraggiante perchè vedo quanto talento e ispirazione ci sono, e a volte mi sento pigro. Mi tengo informato e uso la sensazione di essere umiliato da artisti più giovani come ispirazione. Vania [Zouravliov] è una giovane ragazza con discendenze russe che crea delle disegni a inchiostro gotici e morbosamente sessuali, simili a quelle dove Beardsley si è fermato.

 

Ultima domanda se dovessi creare una compilation per NYLON, chi includeresti? Mi è piaciuto molto il nuovo album dei GrizzlyBear, perciò includerei la loro canzone "Southern Point". Poi, Oh Land- "Wolf and I." E adoro quella canzone di James Blake....come si chiama? [inizia a canticchiare]

 "Limit to Your Love!" Sì! E' fantastico.

--LIZA DARWIN

 

Fonte: http://www.nylonmag.com/?section=article&parid=7270

In attesa della traduzione segnalo questa

http://www.montereyherald.com/living/ci_19535749

Il frontman degli Incubus porta "Arte, Attivismo e Oceano" a Monterey

C'era una volta il cantante degli Incubus, Brandon Boyd, i cui punti di vista erano focalizzati sull'oceanografia. "Sono cresciuto praticando surf, e prima ancora che imparassi ero affascinato dall'oceano", ha detto il musicista/artista trentacinquenne che ha sempre sognato di frequentare la Scripps Institution of Oceanography all'Università della California a San Diego.

"Mi sono appassionato sempre di più all'arte e al processo artistico", ha detto Boyd, "Ho iniziato a dipingere e questo mi ha distratto dai nobili obiettivi oceanografici che avevo da bambino".

Giovedì Boyd visiterà il Museo di Monterey per la presentazione di "Arte, Attivismo e Oceano".

Tutti i biglietti in prevendita sono esauriti, ma è disponibile uno spazio limitato per i membri del museo, Qui potete trovare informazioni su come diventare membri www.MuseumofMonterey.org .

I lavori che sta esponendo fanno parte della mostra del museo "Flows to the Bay". Include un ampio murale che Boyd ha creato per la compagnia Hurley, insieme ad altri schizzi e dipinti di quel progetto.

Si è unito ad Hurley per attirare l'attenzione sugli aspetti nocivi dell'inquinamento delle bottiglie di plastica.

Boyd ha detto che questo strato "colpiva" l'industria multimiliardaria dell'acqua in bottiglia, e che è stata una vera rivelazione.

"Ero preoccupato dal circolo di plastica nelle correnti oceaniche, soprattutto quella Pacifica" ha detto Boyd, riferendosi all'enorme cumulo di rifiuti che ha sviluppato un vortice nell'Oceano Pacifico Settentrionale. "Ho iniziato a immaginare, e quando lo faccio, spesso avviene in maniera bidimensionale, come per i bambini".

Boyd presenterà un video documentario sul suo lavoro con Hurley. Un'equipe lo ha ripreso mentre creava il murale con degli amici". 

L'artista ha detto di essere un po' imbarazzato di non aver visto la mostra di Monterey, ma non vede l'ora di visitare il museo.

"Sono felicissimo di andare a visitare Monterey non solo per vedere la mostra, ma anche per stare con persone il cui interesse per l'oceano è alto come sembri" ha detto Boyd. "Sembra che Monterey abbia una bella atmosfera".

Il portare la consapevolezza della sostenibilità ha diminuito le preoccupazioni di essere preso sul serio nel mondo dell'arte.

"Sento di stare compiendo semplicemente il mio dovere civico, di essere un responsabile steward del nostro pianeta" ha detto Boyd. "Mi sono sempre detto che se ne avessi avuto l'opportunità, avrei fatto del mio meglio per aiutare ad accrescere la consapevolezza collettiva rispetto a quelle che io considero cose importanti, e credo che questa sia veramente una cosa importante, quest'idea della sostenibilità".

Con album multiplatino e tour mondiali, il successo commerciale di Boyd come musicista è evidente. Boyd ha detto che la sua carriera da pittore è ugualmente appagante".

"Finchè l'arte visiva è impegnata, la considero di successo perchè mi sono divertito al 100%" ha detto ridendo. "Questo è il mio metro di misura per il successo".

 

 

Fonte: http://www.montereyherald.com/living/ci_19535749 

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